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Nome: IGINIO E IPPOLITO PINGITORE
Un padre, un figlio: l'amore verso Scandale!
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Un'Italia virtuosa, dove l'agricoltura sostenibile, l'innovazione e la qualità sono i principali obiettivi è il Paese fotografato in occasione del premio "Bandiera Verde Agricoltura 2009", promosso dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori, che ieri a Roma, presso la Residenza di Ripetta, è stato consegnato a venti Province, Comuni e aziende agricole, quattro personalità della cultura, una trasmissione televisiva.
Tra gli insigniti del premio, giunto alla sua settima edizione, c'è chi ha riscoperto i vantaggi del mulino a acqua, dieci nuove essenze dei fiori di Bach, la cera d'api per i set cinematografici, la musica da "stalla", il vino senza solfiti e le api che, invece di pungere, si fanno coccolare. Quindi, anche se il contesto generale del Paese respira una persistente crisi, c'è chi nell'agricoltura e nel territorio rurale, cerca, e spesso trova, energie per superare l'empasse e creare situazioni di reddito e sviluppo. La nuova tendenza, che emerge dal profilo dei premiati di "Bandiera Verde", è quella di sfruttare anche l'indotto generato da un'agricoltura funzionale ad un nuovo modello di turismo.
Il riconoscimento è stato consegnato dal presidente della Cia Giuseppe Politi, dal vicepresidente Enzo Pierangioli e dal coordinatore della Giunta nazionale della Confederazione Alberto Giombetti. Tra le personalità premiate spicca lo scrittore e creatore del commissario Montalbano Andrea Camilleri. Di seguito pubblichiamo tutti i premiati.
Istituzioni: Provincia di Campobasso, Comune di Mondavio, Comune di Camporgiano, Comune di Cisternino, Comune di Montecatini Val di Cecina, Comune di Castelnuovo Magra.
Fra le sette aziende agricole premiate c'è una di Scandale: "La Valle del Biologico" di Salvatore Rota.
Premi Speciali: Andrea Camilleri, scrittore, Mauro Mazza, direttore di Raiuno, Giovanni Martirano, direttore responsabile di Agrapress, Bruno D'Arcevia, pittore, "Italia Agricoltura", trasmissione di Raitre.
Premio alla Memoria: Paola Sabina Violani, giornalista Rai, Premio alla Solidarietà: Azienda Gallo e Karpos Srl.
All'azienda Valle del Biologico di Scandale vanno le nostre più vive congratulazioni.

Contro l’epidemia della criminalità c’è un vaccino formidabile: l’onestà di ogni singolo uomo (Roberto Galullo)
Se vivete a Lamezia Terme la storia che sto per raccontarvi la conoscete. Se vivete in Calabria ne avrete sentito più o meno parlare. Se vivete nel resto d’Italia e del mondo avete meno di una possibilità su 100 di conoscerla.
E’ la storia – recentissima, della scorsa settimana, e ancora in corso – dell’ennesima lotta dello Stato contro la mafia e la mafiosità. Una storia che la politica parolaia calabrese sta subendo. E capirete perché.
L’ABUSIVISMO IMPAZZA MA LA ‘NDRANGHETA E’
(COME SEMPRE) LUCIDA E SERENA

Accade che il neo procuratore capo della Repubblica, Salvatore Vitello, dopo anni in cui la Procura ha dormito sonni profondissimi, si ritrova nei cassetti dei suoi uffici pratiche che sonnecchiavano da due anni (ripeto: due anni). Sentenze passate in giudicato (ripeto: definitive, ergo inappellabili ed eseguibili) che stabiliscono l’abbattimento di 400 immobili abusivi a Lamezia Terme, lasciate in eredità a Vitello dal precedente procuratore, Raffaele Mazzotta volato a Crotone. Si parte con 11 demolizioni e poi via con le altre.
Sapevo da alcune settimane dell’intenzione del procuratore e dentro di me ho pensato: scriverò presto dell’(ennesima) lotta tra Stato e ‘ndrangheta.
E sì, perché la gran parte degli immobili (palazzine, negozi, uffici e capannoni) si trova in zone dove le cosche fanno il bello e il cattivo tempo (vedi Capizzaglie). Oh, sia chiaro: non è che gli immobili abusivi a Lamezia sono 400. Sono molti, molti di più. Chiudendo (nell’ipotesi più tranquilla) un occhio su ogni tipo di illegalità ritenuta minore (e l’abusivismo edilizio in Calabria è uno sport diffusamente praticato con veri e propri campioni del mondo), i politici raccolgono voti come se piovesse. E infatti quegli immobili sono serviti di tutto punto: luce, gas, acqua, telefono. Manca solo la filodiffusione ma, sapete com è, non va più di moda e non sarebbe comunque di competenza degli amministratori che ben altri comfort a Lamezia e no, si sono prodigati nel dare alle cosche. Negli anni, ovviamente, zeru cuntrolli. Anche la polizia municipale sonnecchiava e figuriamoci se a Lamezia qualcuno apre un occhio sulle illegalità. Zitti e mosca, quando vogliono.
Comunque da qualche parte bisognerà pur cominciare – avrà pensato tra se e se Vitello – e così, ben sapendo che difficilmente avrebbe trovato ditte disposte ad abbattere una sola mattonella – si è rivolto al Genio militare che si è presentato all’inizio della scorda settimana vestito di tutto punto: stivali, mimetica e ruspe.
Apriti cielo. Blocchi autostradali, cortei, auto che circolavano per la città istigando all’occupazione del Municipio, gente incatenata e tafferugli fin dentro l’ufficio del sindaco, Gianni Speranza, che ha accusato anche il fratello di un boss di averlo minacciato e aggredito. Tensione alle stelle e ruspe ferme. O meglio: ferme di fronte a una palazzina di proprietà della famiglia Giampà. Vi dice niente questo cognome? Bene, se non vi dice niente, vi invito a scorrere la storia criminale degli ultimi anni della città e scoprirete che, se siete gente onesta, non vorreste trovarvi non dico nella palazzina vicina ma neppure a 100 km di distanza.
INTERVIENE UN’ORDINANZA DI STOP
Mentre tutto questo accade, il più furbo di tutti ha innescato un avvocato del posto che sparato a razzo un’istanza d'incidente d'esecuzione al tribunale lametino che l'ha, udite udite, accolta. In questo modo si sospendono gli effetti dell'esecutività della sentenza che ha dichiara abusivi i fabbricati. In sostanza è bastato che ci fosse un procedimento pendente di condono perchè le ruspe del Genio militare si fermassero.
E ora anche gli altri avvocati si sono scatenati per casi analoghi. Fatto sta che questa ordinanza del Tribunale – che si commenta da sola – vale per alcuni casi. Non certo per tutti. E così le ruspe sono ripartite, abbatticchiando un po’ qua e un po’ la. Compreso il deposito di Antonio Giampà.
IL SINDACO SPERANZA: NEL COGNOME L’ATTESA
PER IL SECONDO MANDATO DA SINDACO
Ora, in una situazione in cui, dopo anni di profonde dormite, una Procura si sveglia e si decide ad abbattere case e immobili in una città calabrese tra le più densamente delinquenziali d’Italia, che cosa vi aspettate che succedesse?
Che la politica si stringesse intorno al sindaco? Caroselli per la città stile arresto del boss di Cosa Nostra Mimmo Raccuglia? Sventolio di tricolori al passaggio del Genio Militare? Lettere d’amore al procuratore capo?
Nien. Niet. Nulla di tutto questo. Il sindaco Speranza invece di sparare a zero contro gli abusivi dicendo chiaro e tondo “ma che credete di essere più furbi degli altri? Ben vi sta, anzi spero che vi chiedano anche gli arretrati eventualmente pendenti di fronte al fisco”, ha subito messo le mani avanti. Che c’entro io con le demolizioni? Non sono io che posso ordinarle o impedirle. Questo più o meno il ragionamento.
Emilio Di Giovine, boss della cosca milanese della ‘ndrangheta, ora collaboratore di giustizia, era disposto a dire ciò che sapeva sulle ‘navi dei veleni’ davanti alla commissione parlamentare sulle ecomafie ma il giorno che il suo avvocato Claudia Conidi – legale anche di Francesco Fonti – ha mandato un fax alla commissione informando della disponibilità del pentito di parlare, di Giovine è stato investito, falciato sulle strisce pedonali mentre attraversava la strada nella località protetta dove abita dal 2004, lo rivela l’avvocato Conidi.
“Per combinazione – racconta Conidi al telefono – appena ho inviato il fax alla commissione parlamentare il suo placet a parlare delle navi a perdere, è stato investito, è vivo per miracolo. Nella località protetta dove vive tranquillo dal 2004, mi ha raccontato che l’auto l’ha investito al centro delle strisce ed è sbalzato a 5 metri di altezza, ora è terrorizzato. Io non sapevo niente l’ho chiamato per dirgli che avevo inviato il fax e lui mi ha risposto con un fil di voce: era in ospedale, tutto rotto e mi ha raccontato dell’incidente. Spero sia solo una combinazione, ma mi ha sconcertata”.
Di Giovine ai membri della commissione parlamentare sulle ecomafie avrebbe detto ciò che sapeva sulle ‘navi a perdere’, assicura l’avvocato Conidi, che spiega: nel memoriale del 2003 consegnato alla Direzione nazionale antimafia e in sede di colloqui investigativi, Fonti aveva infatti rivelato di traffici di sostanze nocive e anche nucleari e affondamento di navi attuato dal finanziere olandese Theodor Cranendonk che faceva affari con i clan Serraino-Di Giovine di Milano.
Una rivelazione fatta prima che Di Giovine si pentisse. Nel 2004 un anno dopo infatti anche Di Giovine diventa collaboratore di giustizia, mentre era già in carcere, e “ha confermato le allora dichiarazioni di Fonti”, sottolinea l’avvocato, spiegando: “Di Giovine era un boss, lui parla su ampia scala, delle navi che dovevamo essere affondata nel territorio nazionale italiano, del sistema; lui non ha preso mai parte materiale e non sa dare una mappa, ma è una fonte più autorevole, che può dare contezza di tutto il sistema delle navi a perdere”.
Secondo l’avvocato dei due pentiti le ricerche della Mare Oceano a Cetraro non hanno chiuso il caso, “ci sono – spiega Conidi – numerose discrasie nella vicenda, quasi archiviata come una bufala. Ma c’è chi quei fusti li ha visti, perché non è più stato considerato chi ha visto i fusti? Dove sono le foto di quei bidoni? Ci sono tante cose che che non si sono viste o volute vedere”.
Anche il magistrato Francesco Greco, che ha indagato sulla Jolly Rosso e sugli affondamenti di mercantili carichi di scorie industriali e nucleari descritti dal pentito della ‘Ndrangheta Fonti, sembra avere dubbi e in una intervista al settimanale Oggi ha dichiarato: “Le navi dei veleni? Sono tutta una bufala. Oggi sono pentito d’aver avviato questa inchiesta”.
Ma Fonti non ci sta e stante il divieto di lasciare dichiarazioni, lo farà tramite il suo avvocato, ma sta preparando una risposta scritta, forse un articolo, “per controbattere queste oscenità, di un pm pentito di aver fatto il suo dovere. Poi – conclude l’avvocato Conidi – vediamo se si tratta di allarmismo o meno”.
notizie.virgilio.it

Questo territorio è destinato ad isolarsi completamente, nessuno tiene più conto delle esigenze della popolazione del crotonese, siamo cittadini di serie B e basta!
Quanto prima spariranno tutti i collegamenti ferroviari con il resto del mondo, infatti entro dicembre Trenitalia col beneplacito della classe politica crotonese, insensibile e disattenta ai problemi dei cittadini, eliminerà definitivamente i treni a lunga e media percorrenza, praticamente questa Società per il trasporto ferroviario di passeggeri e merci la cui denominazione contiene “ Italia” ci smantella anche il collegamento ferroviario.
Insomma Trenitalia si muove secondo una logica imprenditoriale e non tiene conto della gente, del diritto che ogni cittadino in uno stato libero, democratico e diciamo avanzato debba avere.
Viene colpita ulteriormente una zona dove tutto è nella precarietà, come gli annosi problemi relativi al trasporto aereo e marittimo, la S.S. 106 da sempre poco percorribile, definita per l' appunto " strada della morte".
Anziché investire su questo territorio si decide di smantellare anche le opere esistenti, gli unici investimenti che spuntano da un giorno all'altro sono le centrali biomasse, termoelettriche, turbogas e discariche di rifiuti solidi urbani e tossici.
Trenitalia non può dire che non c’è utenza, i viaggiatori preferiscono muoversi con gli autobus, quantomeno sono igienizzati e non puzzolenti e fatiscenti come le carrozze finora mandate a noi cittadini di serie B.
Il risanamento di Trenitalia rimane indifferente ai problemi sociali, nella consapevolezza di creare notevoli disagi, si perde così la competizione con il trasporto alternativo e che stimola un nuovo monopolio da parte di alcune aziende di trasporto locali.
C'è chi rimpiangerà i treni delle vecchie Ferrovie dello Stato, vecchi e fatiscenti, ma erano comunque un alternativa ad altri mezzi di trasporto. Treni che hanno servito Crotone all’epoca delle locomotive a carbone, adesso in un batter d’occhio Trenitalia cancella tutto, spazza via come una bufera di vento la storia ferroviaria di questa città, cancellando le due linee serali per Roma, una Via Catanzaro Lido – Lamezia T., e un' altra Via Sibari – Paola. Oggi non ne partirà nemmeno uno! Che progresso, che democrazia esiste in questo paese?!
Perché quest’altra vile umiliazione dobbiamo subire ? Forse per favorire il trasporto automobilistico sulla cosiddetta "strada della morte" ? O forse per incrementare il trasporto mediante autobus?
In tutto questo dovremmo ribellarci e scandalizzarci, perché è compito dello Stato offrire almeno i servizi indispensabili per i cittadini, come in tutte le regioni d’ Italia, in fondo i soldi versati dai contribuenti calabresi e crotonesi sono uguali al resto del paese, soprattutto di coloro i quali godono della Freccia Rossa (2 ore e 45 minuti Roma-Milano), per ora, comunque, Trenitalia un regalo ce l'ha pur fatto, non è una Freccia Rossa, ma una freccia che ha ulteriormente ferito e squarciato il nostro cuore.
Iginio Pingitore
Lunedì 23 novembre 2009 liberebbero parzialmente al traffico Corso Umberto I°, dopo aver terminato una parte del 1° lotto andato in appalto nel mese di settembre. Il condizionale è d'obbligo finchè non dia il via ufficiale all'apertura il direttore dei lavori, l'architetto Michele Gallucci.
Libero acceso, quindi, dall’abitazione della maestra Giovinazzi a Piazza De Cardona. Per raggiungere piazza Oberdan si potrà transitare da via Principe Umberto (vicino il fotografo), percorrendo via Mazzini, zona Pietà.
L’intervento è servito per ripristinare il vecchio impianto fognario esistente da quasi 60 anni, sostituire la pavimentazione.
La ditta Augenti ce l’ha messa tutta affinché potesse compiere un’opera duratura nel tempo e garantire negli anni la posa delle mattonelle che in questi anni, purtroppo, al passaggio di mezzi e autocarri pesanti si è praticamente distrutta.
La locale impresa dall’esperienza passata ha realizzato scrupolosamente sotto la pavimentazione una massicciata di cemento e grate in ferro di grosso spessore, in modo da ripristinare tutto il manto e avere la sicurezza nel futuro che l’intervento sia duraturo da poter evitare le continue manutenzioni e abbattere ingenti costi per le casse comunali, salvaguardando soprattutto l’incolumità dei cittadini che attraversando la strada non troveranno nessuno inciampo.
Dall’inizio dei lavori sono trascorsi due mesi, proprio sotto casa mia, in questi giorni si sono viste solo macchine da lavoro, polvere e cemento dappertutto, non è mancata la pazienza degli abitanti di Corso Umberto trovandosi in situazione di disagi, ma comunque nella consapevolezza che alla fine importa solo la riuscita del lavoro.
In questi giorni, dalle prime ore del mattino non è mancato il titolare dell’impresa Medo Augenti, è stato con continuità presente sul cantiere con i suoi dipendenti concentrati assiduamente al lavoro.
Io mi auguro che l’intervento sia veramente riuscito, mi rimane tuttavia un solo dubbio della scelta del materiale, sarà perchè io adori la nostra pietra, quella di tufo, tanto da ripristinare casa mia tutta nella sua originalità (foto in alto), secondo il mio parere personale, quindi lascia forte perplessità aver scelto la pietra vulcanica come pavimentazione, sulla quale a presto transiteranno ogni tipo di veicolo, senza nulla togliere alla bellezza del materiale caratteristico per raffinati ornamenti, ma che lo vedrei più per marciapiedi ed isole pedonali e non per i tratti carrabili, ho seri dubbi che possano resistere al peso di mezzi che continuamente transitano.
Anche i colori chiari dei mattoni: in gran parte vanno sul rosso e molti di colore bianco, quasi paglierino, materiale probabilmente che assorbe.
Al passaggio dei gommati alcun dei quali lasciano spesso tracce di olio di motore, in quanto tempo durerà la bellezza e lo splendore originale ?
Morta a causa delle fiamme. Il corpo carbonizzato della trans brasiliana “Brenda” è stato trovato questa mattina nel suo appartamento in via Due Ponti, a Roma. Brenda era una delle trans implicate nel “caso Marrazzo” e, secondo le altre colleghe, aveva più volte parlato di una situazione insostenibile per la quale aveva più volte dichiarato di voler tentare il suicidio. Questa sembrerebbe infatti la pista probabile per spiegare l’accaduto. Naturalmente, vista la delicatezza delle vicende in cui la trans è stata coinvolta, ogni particolare non sarà trascurato.
A fianco del corpo della vittima sembrerebbe essere stata trovata una bottiglia di whisky.

Note di Iginio Pingitore
Non sarà la politica ad occuparsi dei veleni in Calabria, ma questa volta sarà direttamente il Presidente della Repubblica, forse in un paese come l' Italia con tanti di parlamentari (compresi quelli calabresi) che godono di cifre esorbitanti mensili di stipendio non hanno il tempo di occuparsi dei veleni in Calabria, hanno altro da fare...!
D'altronde, tutti hanno capito che in questo paese la politica è molto più inquinata dei veleni messi assieme di tutta la nazione, non vi è ombra di dubbio... Tanto è vero che giorni fà la Presidenza del consiglio dei ministri non ha voluto ricevere la petizione “Liberi dalle scorie” lanciata dal Quotidiano e sottoscritta da quasi 30.000 persone.
Il Governo, in pratica si è "lavato le mani", attraverso Sara Santarelli, segretaria del sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Paolo Bonaiuti, ha comunicato che il caso è da ritenersi chiuso dopo il ritrovamento del “Catania” al largo di Cetraro.
Perchè Palazzo Chigi non ha voluto neanche acquisire il documento?
Veramente si vuol far credere che sotto i nostri mari non giacciono veleni?
E i nostri parlamentari, i politici calabresi da destra e sinistra dove sono ? E' veramente grave...!!!
Attualmente l'unica che ha dichiarato le proprie perplessità sul Governo è stata la stessa parlamentare del PDL Angela Napoli.
Tuttavia i calabresi scettici di questa decisione hanno presentato mediante Legambiente un dossier completo sulla vicenda delle navi dei veleni e dei rifiuti tossici non solo della Calabria, ma di tutta Italia direttamente al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, così come si suol dire: “ se il problema non entra dalla porta, entra dalla finestra”.
legambiente.eu
Leggete sotto il comunicato di Legambiente.

ROMA – Un dossier puntuale e completo sulla vicenda delle navi dei veleni e i traffici illeciti di rifiuti tossici e pericolosi che nel corso degli anni hanno avvelenato gran parte del Belpaese è stato consegnato oggi da una delegazione di Legambiente al Dott. Alberto Ruffo, Consigliere di Stato (Affari Interni e rapporti con le Autonomie) della Presidenza della Repubblica.
“La grande attenzione dimostrata dalle più alte cariche dello Stato per il tema dei traffici illeciti dei rifiuti e degli affondamenti sospetti nel Mediterraneo, ci fa ben sperare rispetto alle richieste fatte al Governo dalla nostra associazione, per venire a capo in tempi ragionevolmente brevi delle vicende inquietanti sulla gestione illegale dei rifiuti che hanno caratterizzato la storia degli ultimi venti anni e continuano oggi a costituire un pericolo per la salute dei cittadini e dell’ambiente”.
All’incontro presso la Presidenza della Repubblica hanno preso parte Sebastiano Venneri, il vicepresidente nazionale di Legambiente, Antonino Morabito presidente Legambiente Calabria e Nuccio Barillà del direttivo nazionale dell’associazione, insieme al direttore del Quotidiano della Calabria Matteo Cosenza, che ha consegnato una nota relativa alle oltre 30mila firme raccolte dal quotidiano con la petizione Liberi dalle scorie, attraverso la quale i cittadini calabresi hanno espresso i loro timori per i rischi di contaminazione dovuti agli interramenti di scorie tossiche nelle fondamenta degli edifici e nella messa in opera di infrastrutture pubbliche.
“Il Dott. Ruffo – ha dichiarato Sebastiano Venneri – ha espresso attenzione e interesse verso un problema che il Presidente della Repubblica sente come rilevante, mostrando particolare sensibilità nei confronti dei cittadini preoccupati per la loro salute e il futuro del loro territorio. Da qui il nostro auspicio affinché il Presidente possa tornare in Calabria, e specificatamente nella città di Crotone, simbolo di quell’Italia operosa e ricca di storia, oggi nota alle cronache soprattutto per le vicende legate agli smaltimenti illeciti dei rifiuti industriali e ai rischi per la salute dei suoi abitanti”.





Rifiuti sotterrati vicino la pista dell’aeroporto, seppelliti nei muri delle scuole, accumulati accanto ai centri abitati, depositati nei pressi delle falde acquifere. Nel porto di Gioia Tauro arrivano 72 tonnellate di batterie israeliane. In quello di Vibo Marina i residuati del petrolio nigeriano. Eternit, pet-coke, resti di animali. E scorie radioattive, almeno in tre siti. Viaggio in una regione-discarica: come la Campania, forse peggio della Campania.
Laura Galesi e Antonello Mangano.
Mentre tutti scandagliano i mari calabresi, rimane fuori dai riflettori la situazione nell’interno della regione. Il territorio è vasto e poco popolato, le zone montuose inaccessibili, l’omertà diffusa. Anche quando tacere diventa molto più pericoloso che denunciare.
Radiazioni
Per almeno tre siti è stata ipotizzata la presenza di scorie radioattive: Serra d’Aiello, Casignana, Cosoleto. Nel paese in provincia di Cosenza, la vicina Procura della Repubblica di Paola rilevava una “radioattività strumentale è molto più alta del normale, da tre a sei volte; [ed] un incremento notevole, rispetto al circondario, di leucemie e tumori”. Un anno fa, i carabinieri sequestravano una discarica contenente 5.500 chili di rifiuti speciali pericolosi nei pressi di Casignana, in provincia di Reggio Calabria. Veniva ipotizzata la presenza di materiale radioattivo. Il mistero – mai chiarito - iniziava con cinque tonnellate di rifiuti affidati a due ditte di smaltimento e sparite nel nulla. Ma la situazione più grave è quella di Cosoleto, novecento abitanti alle falde dell’Aspromonte. Nel gennaio del 2008, l’allora sindaco Angelo Surace scriveva una drammatica lettera al ministro per la salute Livia Turco ed a tutte le autorità locali. “I dati relativi al numero delle persone decedute per cause tumorali sembrano enormemente preoccupanti”, denunciava. Quattro mesi dopo terminava il mandato di Surace, che non sarà rieletto. “C’è chi ha detto che ho bloccato l’economia del paese, che si basa sull’olio di oliva. Cosa tra l’altro non vera perché non ci sono stati effetti negativi sulle vendite”, ci racconta l’ex sindaco. “Secondo alcuni, meritavo una denuncia per procurato allarme. Ma la maggior parte della gente era con me. Oggi, invece, è rassegnata. La situazione è evidente a tutti. Siamo un piccolo paese. In città, puoi anche non rendertene conto, ma in un centro con poche centinaia di abitanti basta vivere sul posto per sentire le voci, osservare i conoscenti che muoiono o si ammalano”, prosegue.

Poco fa è deceduta la sig.ra Teresa Drammis vedova Grisi, in pochi mesi è stata troncata dalla malattia del secolo. Vicina di casa, mamma e nonna, donna praticante, ha lasciato il suo ricordo, tra gli animi di tutti.
In questo triste momento ci associamo al dolore che ha colpito la famiglia, e esprimiamo tutto il nostro cordoglio.
Da Iginio Pingitore e famiglia, vanno le più sentite condoglianze.
"La ragione principale – scrive Graziani nel motivare le sue dimissioni – risiede nell'impossibilità di modificare lo statuto della fondazione nel senso da me voluto: avrei desiderato avere finalmente, all'interno della stessa, quella ragionevole capacità di incidere che il consiglio di amministrazione non mi ha mai dato, garantito in questo da uno statuto vecchio di un secolo, che non attribuiva alcun potere al presidente, relegandogli solo una veste di rappresentanza formale ed onoraria".
"Fino adesso – scrive il vescovo – sono stato una sorta di "notaio", al quale venivano sottoposti atti già predisposti e pronti da firmare, proprio come quegli atti che un notaio firma, consapevole che non contengono le manifestazioni della sua volontà, perché lui non è un contraente, ma null'altro può fare che dare il requisito dell'ufficialità a volontà espresse da altri".
"Allo stesso modo il consiglio di amministrazione della fondazione era ed è l'unico detentore delle volontà dello stesso ente, che di fatto poteva esprimere le sue deliberazioni solo attraverso il voto delle due famiglie crotonesi fondatrici, che da sempre detengono il potere decisionale della fondazione, mentre il vescovo pro tempore era la bandiera che conferiva dignità allo scopo della fondazione".
Mi piaceva garantire un futuro anche a chi, all'interno del "Conventello" cresceva, si istruiva e poteva apprendere in loco una professione. E' per questo che, illudendomi di ripetere l'esperienza, avevo contattato anche esperti agronomi e tecnici che mi avevano assicurato la fattibilità del progetto, perché l'habitat ambientale non solo era ideale ad alcuni tipi di culture, ma non si ponevano sostanzialmente nemmeno ostacoli insormontabili, tipici delle nostre zone, come ad esempio il reperimento delle risorse idriche».
"Il problema principale – scrive Graziani – era quello di arginare il pericolo che la Regione Calabria acquisisse con un decreto di espropriazione quel terreno, visto che gli occhi del commissario straordinario per l'emergenza rifiuti giudicavano quel sito idoneo".
"Il vescovo avrebbe voluto frutti anziché rifiuti - rimarca - per quella terra sulla quale non aveva diritto di proprietà, né diritto di veto sulle decisioni che competevano di fatto, solo ed unicamente ai consiglieri di amministrazione".
"Il mio "no" alla discarica di Giammiglione - ricorda - e a qualsiasi destinazione contraria alla valorizzazione delle risorse naturali del luogo era stato d'altronde verbalizzato anche nel corso di alcune sedute di inizio anno, ma quel mio "no" contava poco e niente. Era necessario modificare lo Statuto della fondazione, altrimenti avrei continuato, in piena fase di emergenza, a parlare senza che le mie parole potessero avere un peso.
"Il 13 novembre scorso – scrive Graziani – il consiglio di amministrazione ha varato il nuovo statuto per la definitiva approvazione, bocciando però la proposta di modifica nel senso da me desiderato; così, solo ed isolato nelle mie idee, ho deciso di dimettermi da un organo nel quale io non potevo riconoscermi più e che, giocoforza, dovevo rappresentare pur senza avere alcuna concreta voce in capitolo. "
[AlVa Area Localel]




MILANO - L'addio al Pd di Francesco Rutelli diventa ufficiale. A sancirlo in via definitiva è la nascita di "Alleanza per l'Italia": questo il nome del movimento fondato dall'ex leader della Margherita, che del nuovo partito sarà anche il presidente. Il portavoce è Bruno Tabacci, che ha a sua volta lasciato l'Udc. La prima convention nazionale del nuovo soggetto politico si terrà a Parma, l'11 e 12 dicembre. Per Rutelli si tratta di un ritorno: nella città emiliana tenne sei anni fa il congresso della Margherita. Il simbolo scelto dall'ex leader della Margherita per rappresentare il nuovo partito è una scritta «Alleanza X l'Italia», con il simbolo della "x" per metà verde e per metà rosso al posto della parola «per». Non si tratta di una scelta definitiva, spiega il presidente del neonato movimento: «Sarà lanciata una consultazione online per arrivare al simbolo che poi resterà».
«RISPETTO IL PD, MA...» - «Il Pd è andato a sinistra. Io lo rispetto, ma noi abbiamo creato un movimento in grado di unificare le forze democratiche, riformiste e liberali per migliorare questo nostro paese» ha voluto precisare Rutelli a margine della conferenza stampa di presentazione del movimento. E alla domanda su quale sarà il rapporto con Pier Ferdinando Casini, l'ex esponente dei del Pd ha risposto: «Ci sarà una collaborazione molto presto». Da parte sua il numero uno dei centristi scherza sulla nuova forza politica creata da Francesco Rutelli. Intercettato a Montecitorio, Casini ha voluto fare una battuta sul nome del nuovo partito ("Alleanza per l'Italia") riconducendolo a un noto spot di una società petrolifera: «Con Api si vola», ha detto Casini. «Non scherzo - ha aggiunto -, è bellissimo: con Api si vola». «Denota scarsa fantasia» invece il nome scelto da Rutelli, secondo Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra.
